lunedì 25 febbraio 2013

Vado al cinema! Ma hai letto il libro?



Vedere un film, magari al cinema, perché si è letto il libro da cui è tratto o che comunque lo ha ispirato. Oppure acquistare un romanzo dopo averne visto la trasposizione cinematografica, oppure ancora, caso mi dicono meno frequente, leggere il libro (o i libri) su cui si basa una serie televisiva di successo. A molti accade questo, io ovviamente rientro nella ipotetica categoria che se ne può individuare!

Può succedere di rimanere delusi dal film, annoiati dal libro, farsi conquistare dall’uno e/o dall’altro, fare paragoni tra i personaggi “di carta” e quelli “veri”, stupirsi per la lentezza di una scrittura o rimanere infastiditi dalla velocità con cui il regista presenta la vicenda, rende banali o addirittura salta intere pagine su cui noi ci siamo soffermati e che ci hanno emozionato o, magari, tenuto in tensione.

Credo che molto spesso quello che avviene, per conto nostro oppure in condivisione con amici, colleghi e familiari, si basi su un potenziale equivoco di fondo. Sovente riteniamo, secondo la mia visione a torto, che sia necessario “rispettare” la sacralità di un’opera letteraria, per così dire “a prescindere”, quasi fosse intoccabile ed immodificabile. Perciò le modifiche che un regista od uno sceneggiatore legittimamente fanno, giacché è il loro mestiere, ci appaiono imperdonabili tradimenti dell’unica e vera originale opera, termine assoluto di paragone di ogni sforzo di adattamento, registico od interpretativo.

Non so esattamente da dove derivi tale atteggiamento, ma noto che anche di fronte a film molto ben riusciti, diretti con buone capacità e sceneggiati con ottimi risultati, si sente pronunciare frasi come “ma il libro è un’altra cosa!”, “il libro è più bello”, “ma hai letto il libro? non c’è paragone” e così via. Temo ci sia ancora uno zoccolo duro di atteggiamento radical chic (Tom Wolfe docet), per cui fa più “figo” dire di preferire il libro al film, sostenere che l’opera letteraria è superiore a quella cinematografica, quantomeno perché si ritiene, non del tutto a ragione, che leggere sia maggiormente qualificante che andare al cinema o vedere film in televisione su canali liberi (caso diverso il videonoleggio o le visioni pay per view, poiché assumono altra veste, tipiche soluzioni giudicate più di prestigio).

A ciò si potrebbe aggiungere che non si è sicuri che chi dice di aver letto il libro da cui è tratto “La solitudine dei numeri primi” lo abbia effettivamente letto, tantomeno abbiamo la certezza che il nostro ipotetico interlocutore abbia una diretta ed autentica conoscenza de “I Miserabili” o di “Anna Karenina”, dei quali per farsi un’idea, anche solo superficiale e sufficiente per sostenere una breve conversazione dietro uno spritz od un campari soda, basta farsi un giro su Wikipedia (sempre lodata!).

Altro elemento a mio avviso degno di riflessione è il fatto che alcuni personaggi, i quali ahimè ogni tanto incontravo e frequentavo prima che la paternità mi costringesse a forzata ed imperitura clausura, sembra riescano a leggere e vedere tutto quello che viene prodotto e presentato nel poliedrico e variegato mondo della Letteratura e del Cinema, o almeno quello che viene ritenuto degno di entrare a far parte della moda e degli usi e costumi del momento. Ma dove lo trovano il tempo, impegnati come sono a bere aperitivi, andare in palestra, consumare pranzi e cene “di lavoro”, frequentare club e discoteche, ritornare in palestra, farsi una lampada, andare al centro estetico, passare dal parrucchiere, correre lungo il parco, scaricare applicazioni per iPhone, iPod, iPad, iChitammuerte? O dicono cazzate a ripetizione o si procurano utili “bignami” di letteratura e cinema, cibandosi e riempiendo l’ambiente di luoghi comuni, qualunquismi da accatto e “riflessioni” da cappuccino alla macchinetta. O di fatto fanno finta di lavorare e passano intere giornate a guardare siti e film sul computer dell’ufficio?

Ma sto un po’ divagando e torno al tema centrale: ritengo che romanzi/libri e film siano opere da tenersi distinte, quantomeno per poterne godere in modo autonomo e libero da condizionamenti ed influenze. Personalmente ho visto autentici capolavori tratti da romanzi appena carini, quando non addirittura mediocri, viceversa alcuni registi hanno prodotto schifezze da opere letterarie veramente notevoli, siano esse classici, opere moderne o capolavori riconosciuti.

Stanley Kubrick, con assoluta libertà, grande intelligenza e sublime tecnica, ci ha proposto buoni film da grandi romanzi (Eyes Wide Shut da Doppio sogno di Schnitzler), grandi film da buoni romanzi (Arancia meccanica dall’omonimo di Anthony Burgess), ottimi film da romanzi passabili (Barry Lindon da Le memorie di Barry Lyndon di William Makepeace Thackeray), film straordinari da libri trascurabili (Shining dall’omonimo libro di Stephen King).

Ci sono anche registi che con il loro lavoro hanno fatto scoprire o riscoprire autori poco letti ed opere trascurate, cosa senza dubbio meritoria. Ricordo, giusto per fare alcuni esempi, “Il pranzo di Babette”, sceneggiato e diretto da Gabriel Axel, tratto dall'omonimo racconto di Karen Blixen (con meritato Oscar al miglior film straniero), oppure “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, di Miloš Forman che mi ha fatto leggere ed apprezzare il romanzo omonimo di Ken Kesey. Oppure c’è la possibilità di  ispirarsi al romanzo di Joseph Conrad “Cuore Di Tenebra“, spostando l’azione dal Congo di fine Ottocento agli anni Sessanta in Vietnam, come ha fatto Francis Ford Coppola con quel grandissimo capolavoro di “Apocalypse Now”.

Da libri apprezzabili e di successo sono stati tratti film francamente evitabili, girati probabilmente per sfruttare l’onda emotiva e positiva generata dalle opere letterarie, come ad esempio “Il Cacciatore di aquiloni” o “Il Senso di Smilla per la neve”. Altri hanno imboccato, con pessimi risultati, la via del remake di ottimi film tratti da romanzi, ne sa qualcosa Adrian Lyne con il suo “Lolita”, dove un non del tutto incolpevole Jeremy Irons recita nel ruolo che fu di un ammirevole James Mason, oppure ricordo il mediocre “Sabrina” di Sydney Pollack, mal interpretato da Harrison Ford, Julia Ormond e Greg Kinnear, remake dell'omonimo film del 1954 di Billy Wilder, con Audrey Hepburn, Humphrey Bogart e William Holden, basato sull’opera teatrale di Samuel A. Taylor.

Ci sono poi i casi di autori letteralmente saccheggiati, che possono vantare di aver ispirato un numero elevato di pellicole. Un nome? Elmore Leonard! Praticamente un libro su tre di quelli che ha scritto ha dato origine ad un film. Chiedete a Soderbergh (Out of Sight), a Tarantino (Jackie Brown), oppure a Barry Sonnenfeld (Get Shorty) o a F. Gary Gray (Be Cool), solo per i più recenti. In alcuni ha contribuito alla sceneggiatura.

Naturalmente, purtroppo, accade anche che da romanzi mediocri vengano prodotti film addirittura peggiori. Se vi volete male leggete e poi vedete “Treno di Panna”, scritto e diretto da Andrea De Carlo, oppure la recentissima Twilight Saga.

Tutto questo per sostenere che se tenessimo distinti, consapevolmente e con adeguato rispetto per noi stessi e gli autori, film e libri, probabilmente potremmo godere di più di visioni e letture. Le quali, guarda caso, sono distinte, proprio come le stimolazioni che originano, ovvero un film, generalmente, va guardato ed ascoltato, mentre un romanzo, di solito, va letto, con buona pace di sinestesie varie e trascurando chi vede i suoni e ascolta i colori (magari con il sostegno di sostanze e prodotti lisergici o similari). Viene da sé quindi che la resa è giocoforza diversa, e gli autori molto spesso ne sono consapevoli, per cui un regista che pretenda di seguire passo a passo un romanzo rischia di produrre un prodotto quantomeno pesante, se non una immane boiata, mentre uno scrittore su alcune “pesantezze” potrebbe costruirci le proprie fortune. Il lettore sia libero, tanto quanto lo sia lo spettatore, indipendentemente da ciò che ognuno sia stato prima (lettore o spettatore ovvero).

Rendere in azione, far vedere ed ascoltare, un dialogo od una situazione richiede un lavoro intenso, per tanti motivi, non ultimo le diverse esigenze del “consumatore” e le distinte “situazioni di consumo” di un prodotto. Per cui ritengo non si debba porre troppo il problema del “tradimento” di un romanzo, che se diviene oggetto di una sceneggiatura subirà inevitabilmente una netta modifica e verrà sottoposto ad un processo che potrebbe anche nettamente trasformarlo. A volte anche con ottimi risultati! Ci sono anche casi di scrittori che divengono sceneggiatori delle proprie opere per il Cinema.

Concludo ricordando una personale esperienza, che risale al lungo e travagliato periodo delle scuole superiori. In quegli anni la RAI trasmise “I Promessi Sposi”, sceneggiato televisivo con la regia di Salvatore Nocita. Rammento che ci furono polemiche varie ed articolate riguardo alla resa delle pagine manzoniane, con alcune accuse di “tradimento” e “sconsacrazione” dell’opera letteraria. Ebbene regista e sceneggiatori si presero diverse libertà, alcune un po’ al limite, per così dire, ma lo scopo di rendere accessibile ad un vasto pubblico il capolavoro di Manzoni era raggiunto, anche grazie a qualche soluzione estrosa che andava incontro ai gusti ed alle abitudini degli spettatori televisivi, che magari avevano una conoscenza giocoforza mediata e forse poco approfondita dell’opera.

Per cui i Bravi ritratti come fossero cow boys ed il don Abbondio di Sordi un po’ macchiettistico rientravano, a mio avviso, in una modalità di resa che raggiungesse un pubblico vasto. Gli eventuali punti deboli erano, in realtà, la mediocre recitazione dei due attori che impersonavano gli innamorati divisi, qualche personaggio fuori ruolo e la sceneggiatura in alcuni passaggi troppo ingessata, quando non stucchevole e pesante. Insomma un film, o in quest’ultimo caso uno sceneggiato (ora però si preferisce il termine “fiction” con evidente scadimento non solo artistico ma anche linguistico), può essere brutto indipendentemente dalla fedeltà al testo originale, così come da un libro “dimenticabile” o anonimo può nascere un film più che dignitoso, godibile o addirittura un capolavoro.
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3 commenti:

  1. Lo sceneggiato migliore riguardo ai Promessi Sposi è sicuramente quello di Marchesini, Solenghi e Lopez, come mai non lo citi? Tra l'altro con l'ironia riusciva paradossalmente ad essere più fedele al Manzoni originale, a mio parere...che Alessandro era un gran mattacchione, sotto quell'aplomb da buon cattolico!!!
    Post bellissimo, comunque. Mi ha fatto morire la parte "ma dove lo trovano il tempo...."! E ho scoperto che sono un'ignorante (Elmore Leonard? Chi mai è...?!)
    Però non sputare sui libri della serie di Twilight (invece sui film quanto vuoi! Tanto per confermare ciò che dici nel post).
    Bye bye!
    ps ma è utile google plus? Dovrei farlo?



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  2. Ciao! Cito solo quello di Nocita perchè fu oggetto di forti critiche. Ricordo addirittura, durante le superiori, gli interventi del preside Castagnoli sulla stampa locale ed il punto di vista dell'insegnante di religione del tempo (don Walter, non ricordo il cognome!). Su Twilight, in effetti, rileggendo meglio il periodo, sono stato troppo netto ed impreciso, poichè sono i film, a mio parere, ad essere abbastanza brutti. Ne ho visto uno su DVD e gli altri attraverso altre soluzioni, per poter poi farmi un'idea. I romanzi (letti su supporti "non cartacei")non sono poi così male, anche se li ritengo poco sviluppati e non così accattivanti, specie riguardo alle figure "secondarie". Poi per chi ha visto e si è divertito con Buffy, la storia d'amore fra umana e vampiro non è così nuova. La ragazza poco à la page che si innamora del figo della scuola è storia strausata, e va bene, ma non è presentata e sviluppata in modo originale (vedi al contrario "Diario di una nerd superstar" su Mtv). Stereotipi da Cinderella e Principe azzurro ricco, figo ma anche tenebroso e misterioso. I temi e le situazioni si possono ovviamente ripetere e ripresentare, d'altra parte dopo Omero, Plauto e Shakespeare cosa ci può essere di veramente originale? ma io, da lettore, mi aspetto e desidero che ci sia originalità, o quantomeno vitalità, nell'utilizzare il linguaggio e la drammatizzazione per riproporre il già noto, che d'altronde un po' rassicura e ci fa stare bene! Comunque mi rendo conto che la saga intrattiene e non sono (ancora) un lettore di quel genere letterario, per cui fatico un po'a prenderci le misure. In fondo se la mia bimba avesse 16 anni e lo leggesse mi aspetteri un suo, legittimo e condivisibile, coinvolgimento ed apprezzamento. Approfitto del tuo intervento per sfumare il giudizio troppo netto sui romanzi, potrei come uomo che si avvicina ai 40 anni, facendo una media, attibuire 2.5 stelline su 4. Rimango fortemente critico sui film, a tratti veramente imbarazzanti, con situazioni e dialoghi ridicoli e con recitazioni demoralizzanti. grazie, a presto! :-)

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  3. Ops! 3 stelline su 5!! errore di inserimento dovuto al fatto che scrivevo in contemporanea su un altro tema. mi scuso. Su google plus non ho un'idea precisa. Più che altro dovrebbe servire come "invito" a leggere i post e visionare il blog. Ma non so quanto possa funzionare. Ritengo siano più efficaci Facebook e Twitter, ammesso che qualche lettore clicchi sugli appositi bottoni! Ciao!!

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