mercoledì 22 maggio 2013

Departures. Una splendida casualità



Departures: smarrirsi e poi ritrovarsi tra la morte e la vita.


Ieri sera, casualmente e grazie all'intuito di chi ho al mio fianco, ho visto in televisione un film straordinario: Departures del regista giapponese Yojiro  Takita.

Scrivo straordinario per sensibilità, profondità, regia raffinata e recitazione intensa, contenuta e sempre efficace. Una vera e propria occasione per riconciliarsi con il cinema che sa essere d’autore, ricercato ma non noioso o inutilmente estetizzante.

Praticamente ogni scena ed ogni dialogo sono efficaci e pressoché perfetti, sia dal punto di vista visivo che di contenuto. Eleganza e raffinatezza al servizio di una emozionante storia, con al centro la morte, il rispetto per essa e la celebrazione, nell’ordinario e nel quotidiano, della vita, delle sue gioie e dei suoi dolori.
 
Daigo/Masahiro Motoki e Mika/Ryōko Hirosue
Trama: Daigo Kobayashi è un giovane violoncellista costretto a tornare nella sua città natale dopo lo scioglimento dell'orchestra di cui faceva parte. Per mantenere se stesso e sua moglie, Daigo accetta un impiego come cerimoniere funebre, ovvero colui che compie il rito di lavaggio, vestizione e posizionamento nella bara dei morti per accompagnarli nel trapasso. La sua nuova occupazione non è ben accetta tra parenti e amici, soprattutto da sua moglie, ma il costante contatto con la morte e con coloro che hanno subito la perdita di uno dei propri cari, aiuterà invece Daigo a comprendere quali siano i più importanti legami e valori nella vita (da cinematografo.it)

Mi sono emozionato durante la visione di più scene, impreziosite da una fotografia talmente rispettosa dei protagonisti, dei loro volti e sentimenti da sembrare assente. La colonna sonora ha esaltato i paesaggi fisici e dell’anima, le musiche accompagnano con grazia lo spettatore ed il protagonista attraverso un percorso di scoperta di se stessi e dei significati più intimi delle nostre esistenze. Tutto ciò rende questo film un autentico gioiello.

Departures, film del 2008, ha vinto una lunga serie di meritatissimi premi, tra cui l’Oscar al miglior film straniero, “battendo” nel 2009 opere come “Valzer con Bashir” e “La Classe”.


Regista e attori sono riusciti a trattare al meglio un tema che è ancora un tabù, ovvero la morte, presentato con grande rispetto e calore, senza cadere nel melenso o rendere un’immagine esotica di un paese, il Giappone, e di una cultura, quella giapponese, ancora molto lontani da noi. Personaggi delineati molto bene e con garbo. Morte presentata, attraverso l’incontro ed il contrasto tra moderno e tradizionale, tra piccoli paesi di provincia e grande città, per farci riflettere sulla vita e sull’amore, quello che doniamo e quello che riceviamo. Non mancano “concessioni” (poche) al gusto occidentale, ma sono “furbizie” che, a mio giudizio, rendono ancora più valido un film, poiché si nota quanto si eviti l’autoreferenzialità e l’elitarismo, tipico di alcuni circuiti.
il protagonista con il "principale" Sasaki/Yamazaki Tsutomu
 
Ryōko Hirosue, nelle vesti della graziosa moglie

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