martedì 21 maggio 2013

Vietnam, Horror, Giallo e Soprannaturale per “Le Storie”



La collana di Sergio Bonelli Editore, “Le Storie”, sta offrendo delle buonissime proposte.
Alcune uscite sono veramente ottime, con vicende efficacemente sceneggiate, trame spesso  ben costruite, sempre apprezzabili, disegni, di vari autori, validi e degni di essere gustati.

Gli ultimi due albi sono accomunati dall’utilizzo dell’elemento “soprannaturale”, per presentare due distinte vicende e temi che in realtà sono ordinari, quasi quotidiani nella loro valenza e che vengono calati in situazioni per così dire “estreme”.

La Guerra in Vietnam in “La Pattuglia” ed un caso di omicidio, odioso in particolare perché la vittima è un bambino, in “Amore Nero”.

La Pattuglia
Soggetto e sceneggiatura: Fabrizio Accatino
Disegni: Giampiero Casertano
Copertina: Aldo Di Gennaro


Vietnam, 1967. Il capitano Artz ha rimediato una brutta rogna dal suo superiore diretto: infilarsi nella giungla indocinese – nel bel mezzo di quella guerra assurda – per andare a recuperare una pattuglia scomparsa nel nulla un anno prima. Un pugno di soldati per cercarne un altro; spediti verso l’ignoto, in balìa della morte in agguato e delle proprie paure… (trama da sergiobonellieditore.it)

Testi e disegni di buon livello, per una storia dalle molte sfaccettature e dai molteplici risvolti, che cattura i lettori, prima accompagnandoli in un incipit che in poche pagine “svela” riferimenti letterari e cinematografici ben riconoscibili e poi si rende capace di tenerli col fiato sospeso, sorprenderli e anche un po’ disorientarli. Dall’orrore della guerra all’horror vero e proprio, il salto è già stato tentato in passato, ma sarebbe comunque un rischio, e qui ne è valsa la pena perchè il risultato è valido

Sceneggiatore e disegnatore sono in ottima forma (Casertano ha comunque fatto anche meglio, nella stessa collana, in “Il boia di Parigi”) e ci regalano un’opera capace di passare dal documentario all’horror, dallo psicologico al giallo, sempre con “misura” e capacità di intrattenere, informare, illustrare e toccare molte corde della sensibilità ed animo umano. Citazioni, anche “illustri” (Mohammed Alì tra gli altri), che arricchiscono una trama e tavole coinvolgenti e di grande valore, trattando il tema della guerra, e di quella guerra in particolare senza schematismi o sufficienza. Quel poco che è concesso al “già visto” è funzionale ad accogliere il lettore e metterlo di fronte, in bilico tra realismo e grottesco, al tema della lotta con i propri demoni, del nemico che è in ognuno di noi, del confronto fra ciò che è esterno a noi e quello che invece è dentro ogni uomo. Non a caso, qui, il nemico è pressoché assente, si vede solo in poche scene e mai a lungo, se ne parla, lo si “sente”, lo si evoca ma quello vero ha la stessa divisa dei soldati.


Amore nero
Soggetto e sceneggiatura: Gigi Simeoni
Disegni: Gigi Simeoni
Copertina: Aldo Di Gennaro
Il commissario de Vitalis, deve indagare sul brutale assassinio di Francesco, giovane fratello della moglie Ada. Il caso, però, è destinato a complicarsi quando a infrangere le regole dell'investigazione scientifica si profila uno scenario da incubo, e dal mondo delle tenebre un'anima nera si affaccia ringhiando... (trama da sergiobonellieditore.it)


Questa è l’occasione per esprimere chiaramente la mia personale gratitudine a Gigi Simeoni, che in passato ci ha donato, sempre tramite edizioni bonelliane, due assoluti capolavori, ovvero  “Stria”, ma soprattutto “Gli Occhi e il Buio”, di cui “Amore Nero” si può considerare l’ideale seguito. “Amore Nero” è comunque apprezzabile per suo conto ed assolutamente indipendente ed autonomo nella lettura (non ci sono rimandi imprescindibili alla precedente opera e dunque il lettore se le può godere entrambe senza vincoli di temporalità).

I disegni sono eccezionali: riescono a spaziare dal “reale” all’onirico ed all’inconoscibile, dai ricordi alla cruda realtà, con facilità e notevole maestria. Tutto ciò supporta una trama che, pur non offrendo colpi di scena a ripetizione, non concedendosi allo spettacolo puro e non cercando la creazione di pathos a tutti i costi, si dispiega coerente e metodica in una strada tortuosa, quella di un’indagine poliziesca, che si trova a dover far convivere la razionalità della scienza investigativa (siamo nella Milano del 1912) e l’irrazionalità, il mistero, l’elemento soprannaturale.

Crudezza e realismo si affiancano ad elementi di fantasia per un ottimo incontro di stili e temi. A farla da padrone è l’opposizione tra razionale e irrazionale, dove gioca la sua parte il dissidio del protagonista, ultimo baluardo della ragione e della logica in un mondo che, di fatto, deve fare i conti con l’esistenza di fantasmi ed episodi inspiegabili. E proprio l’intimo dissidio, gli stati d’animo, i tormenti fisici e psicologici che si trovano a vivere i personaggi sono un punto di forza di “Amore nero”, dato che l’autore è riuscito a tradurli ottimamente in testi ed immagini.

Entrambe le opere sono forse penalizzate dal limitato numero di pagine a disposizione. Una foliazione più ampia avrebbe magari permesso un maggior approfondimento di alcuni “caratteri”, qualche ritocco nei dialoghi (alcuni lo richiederebbero) ed un maggior sviluppo delle trame, specialmente i finali, le conclusioni. Ma come si dice è “voler trovare il pelo nell’uovo”, dato che siamo di fronte a due lavori di buonissima fattura, che si inseriscono a pieno merito in una collana, “Le Storie”, nettamente al di sopra della media delle proposte editoriali da edicola, a costo contenuto (valore aggiunto, dati i tempi) e con firme che sono veramente una garanzia, quando sono libere da serialità o dettami legati a personaggi un po’ stretti nelle loro dinamiche e caratteristiche (non solo in casa Bonelli).

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