martedì 22 ottobre 2013

Orfani - n.1



Quando si acquista il numero 1 di una nuova pubblicazione a fumetti è sempre emozionante.
Aspettative, fantasie, attesa, sorpresa o delusione che sia, lo considero un bel momento da gustare e godere al meglio che si può.

Nel caso di “Orfani”, ultima pubblicazione della Sergio Bonelli Editore, tutto questo è stato, per così dire, “rovinato” dal tam tam mediatico e dalle innumerevoli anticipazioni, anteprime, dichiarazioni ed interviste che si sono susseguite negli ultimi mesi. Per carità, marketing e strategia commerciale lo richiedono e insomma, se si vuol vendere, la pubblicità e la creazione dell’evento, nonché la astuta “spinta” al debutto, sono d’obbligo. Però un po’ di gusto mi è stato tolto, poiché, più o meno, si sapeva già, a grandi linee, cosa aspettarsi.

Recchioni, e non solo lui, ci hanno bombardato di informazioni e suggestioni, pertanto il rischio era, ed è, che le sorprese siano solo in negativo e che ci sia maggiore spazio per aspettative deluse o desideri disattesi.

Nonostante questo mi sono apprestato alla lettura con emozione e ben disposto a gustare il primo numero di una serie di fantascienza, sebbene, dopo la lettura me ne sono reso conto, la categoria rischia di risultare stretta ed in alcuni passaggi fuorviante.


Ottimi i disegni di Emiliano Mammuccari, effettivamente efficaci e pensati apposta per il colore, a differenza dei numeri celebrativi (100, 200,…) della Bonelli. La colorazione è veramente suggestiva, capace di abbandonare, quando serve, la resa del reale e l’aderenza alla verità oggettuale, per mettersi al servizio dei personaggi e della sceneggiatura, accompagnando o esaltando stati d’animo dei protagonisti, emozioni, reazioni e sviluppo delle vicende presentate.




Il passaggio fra due piani temporali è gustoso, per quanto non sia effettivamente una novità, ma potrebbe essere ancora più suggestivo con qualche “furbizia” in più, sebbene di queste l’albo ne sia effettivamente infarcito. Lo considero un pregio quando sono ben sorrette, come in questo caso, da una attenta sceneggiatura.


I richiami ed i riferimenti letterari sono evidenti e ben riconoscibili. Fra i maggiori, ed a me più graditi, cito “Fanteria dello spazio” di Robert Anson Heinlein e “Guerra Eterna” di Joe William Haldeman (entrambi i romanzi facilmente recuperabili e consigliatissimi, meglio se nella meritoria edizione Urania), senza dimenticare “Il Signore delle Mosche” di William Golding.

Non mancano “citazioni” di serie televisive più attuali e rimandi alla cinematografia recente in tema di fantascienza e, per quanto questo elemento mi sia già meno gradito, ne riconosco l’opportunità. Infatti Orfani, già da questo primi numero, si presenta come un serio tentativo di “svecchiare” le pubblicazioni della Sergio Bonelli. Lo fa, per l’appunto, ispirandosi all’estetica ed al dinamismo dei serial televisivi che da qualche anno stanno facendo la fortuna di alcuni network privati, italiani ed esteri, copiandone il linguaggio e le atmosfere, basandoci sopra una sceneggiatura diretta e poco propensa al “classico” schema bonelliano.

La problematica, o comunque il possibile neo, risulta quando si fa fatica ad andare oltre la legittima ispirazione, il lodevole richiamo alla serie televisiva del momento, proponendo, oltre a disegni e colorazione straordinari e ad una rottura della “gabbia” grafica, una trama che, purtroppo, ormai rischia di non sorprendere più. Intendiamoci, non sto sostenendo che tutto quello che si legge in quest’albo sappia di “già visto”. Non è assolutamente così, anzi, ci sono lodevoli eccezioni, però permane un senso di leggera insoddisfazione.

Ispirazioni e qualche copiatura più evidente (pensiamo a quanto deve esserci nella testa di Recchioni e Mammuccari di Halo) potrebbero infastidire qualcuno e comunque con le citazioni ed i richiami è sempre la stessa storia. Anche quando non si esagera ad alcuni piacciono e rendono gradevole la lettura, ad altri fanno venire i nervi. Il confine e la relativa discussione fra citazione e plagio anima infinite discussioni e genera “insanabili fratture” anche all’interno di un affiatato gruppo di amici, pertanto non mi ci soffermerò, limitandomi a dire che le citazioni, quando ben dosate, ed i riferimenti, se resi evidenti e non mascherati, incontrano i miei favori e arricchiscono un’opera, non solo nel fumetto, ma anche in altri ambiti espressivi ed artistici.

La cosa che a me risulta più deludente è il fatto che, per l’ennesima volta, ci troviamo di fronte ad alieni che, senza alcun motivo apparente o plausibile, attaccano la Terra ed i terrestri, seminando paura, panico, morte e distruzione. Almeno così ci viene proposto.
Allora mi consolo, si fa per dire, con un linguaggio ed una impostazione dei dialoghi nuova, dove velocità e agilità la fanno da padrone. Per il momento non è poco, potrebbe anche bastarmi, anche perché ancora non ci sono vere grosse novità in casa Bonelli (la qualità comunque non manca in altre serie!).


Aspetto i prossimi numeri per farmi un’idea più completa ed organica. Il numero 1 è l’inizio e sconta sempre qualcosa!



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